A volte mi viene chiesto chi è la persona libera, quella che si è liberata dai condizionamenti e che può dirsi “evoluta”. Parto col dire che l’evoluzione, proprio in quanto tale, è un cammino continuo, un percorso che non si esaurisce mai. Però è pur vero che possiamo invece distinguere le persone “addormentate” da quelle che invece sono vigili e consapevoli. Anthony de Mello scrive “Spiritualità significa risveglio. La maggior parte delle persone, pur non sapendolo, sono addormentate. Sono nate dormendo, vivono dormendo, si sposano dormendo, allevano i figli dormendo, muoiono dormendo senza mai svegliarsi. Non arrivano mai a comprendere la bellezza e lo splendore di quella cosa che chiamiamo esistenza umana”. Vivere dormendo significa vivere senza alcuna consapevolezza di sé, guidati quindi principalmente dai nostri Programmi Automatici Subconsci che guidano la nostra vita come se noi avessimo messo il pilota automatico. Ma così, anche se crediamo il contrario, non siamo veramente liberi in ciò che scegliamo, facciamo, diciamo ecc. perché a guidarci sono i nostri condizionamenti, credenze e paure che albergano nel nostro subconscio e non si schiodano di lì. Quindi per vivere davvero come si deve bisogna risvegliarsi. E come vive una persona che si è risvegliata?

Per prima cosa la persona libera è quella che ha rotto i ponti col passato e non si fa più condizionare da esso, con i suoi sensi di colpa e rancori perché ha capito che sono solo alibi per non andare oltre. Non rimane fissato alle ferite infantili perché ha lavorato sul suo bambino interiore e sa che il passato influenza ma non ruba l’essenza. Non rimane neanche fissato alle delusioni ricevute smettendo di identificarsi con il ruolo della “persona ferita” perché ha capito la lezione evolutiva contenuta nelle sue esperienze e il personale contributo che ha dato a che accadessero. Non ha rimpianti e rimorsi perché sa che quello è l’unico modo in cui poteva andare in quel momento.
Per lo stesso motivo rifugge dalla piaga dei sensi di colpa. Sa che i sensi di colpa sono solo un bell’alibi a cui aggrapparsi per non evolvere e quindi non rimane fermo e impantanato nell’inazione ma rispedisce gentilmente i sensi di colpa a chi ha cercato di metterglieli addosso e prosegue nel cammino. Accetta su di sé solo responsabilità ma mai colpe.
Di conseguenza ha altresì assunto su sé stesso una responsabilità al 100%, ovvero ha compreso che siamo noi soli i costruttori del nostro destino, e siamo liberi e non schiavi di nessuno se non dei nostri schemi mentali: e come tale non possiamo dare la colpa a nessuno delle nostre sventure, bensì assumersi le proprie responsabilità o prendere atto di aver contribuito coi nostri atteggiamenti a certi eventi o comunque non avendo reagito nel modo opportuno laddove le cose fuori di noi non potessero essere cambiate. In psicologia questo viene chiamato “locus of control interno”. Laddove siamo invece esterni siamo schiavi degli altri e della vita. La persona che si assume il 100% di responsabilità evita dunque di lamentarsi di ciò che a suo avviso non può essere cambiato o che non si vuole assumere la responsabilità di cambiare o al contrario agisce per fare qualcosa di concreto, nella consapevolezza che le cose non cambiano finchè si continuano a fare le stesse cose. E in ogni caso non si imbozzolano dentro i loro problemi perché sanno vederne la sfida evolutiva in essi insita e li prendono come stimoli a scoprire nuove cose di sé stessi. Non sono schiave di frasi fatte quali “io sono fatto così”, “chi nasce tondo non muore quadrato” ma hanno sempre la libertà e la volontà di autodeterminarsi in modi creativi ogni volta.

La persona risvegliata ha anche fatto tabula rasa di tutti i condizionamenti familiari e sociali ricevuti e non si preoccupa quindi di ciò che gli altri pensano di lui perché sa autodeterminarsi. Non vive per compiacere i familiari e seguire un sentiero già tracciato ma lavora attivamente per trovare il proprio. Ha capito che siamo al mondo per realizzare il proprio potenziale e non quello di qualcun altro e come tale vive secondo i suoi personali principi, gusti, valori, modi di essere senza preoccuparsi che essi siano o meno accettati dagli altri.
La persona risvegliata è altresì libera dal momento che non rimane prigioniera di legami che non occorrono più alla sua evoluzione e che non sono altro che zavorre che la trascinano giù; se ne libera perché non teme la solitudine, l’incontro con sé stesso non la limita anzi la stimola. Non vede dunque un partner come un salvagente o una colonna a cui appoggiarsi ma come un compagno di viaggio col quale crescere per un po’ insieme perché ha capito che l’amore non è una liana a cui aggrapparsi ma una sfida evolutiva e che non vi è nella sua costante presenza alcuna garanzia scritta. È una persona che non passa dunque per per molte storie amorose perché è molto selettiva e attende che arrivi la persona giusta senza nel frattempo mendicare amore da nessuno. Sa che il suo valore non deriva dall’amore che dà un altro ma per quello che sa darsi per sé stesso. Proprio per questo è difficile che persone psicologicamente dipendenti o non sane si leghino a lei, perché non scende mai a compromessi sulla sua libertà e sul rispetto di sé e non si fa castrare da chi ha grossi irrisolti dentro di sé trasformandosi in un vampiro energetico. Rifiuta di dipendere, come rifiuta che altri dipendano da lei, preferendo invece stare in un rapporto maturo. Sa che prima di tutto deve amare sé stessa perché chi non si ama davvero non si stima e non si conosce e quindi non ha nulla di buono da dare se non il suo vuoto, del quale chi è evoluto non sa cosa farsene. Non si circonda quindi di amicizie futili con cui sta “tanto per”, non prende parte a vuote conversazioni fatte perche cosi vorrebbe lo “stare in società”.
Coi figli la persona risvegliata è un modello di premura, ma fin dal principio non si lega mai a loro come se fossero una sua proprietà, bensì li incoraggia ad aver fiducia in se stessi, a sfidarsi, a sbagliare, a non preparare strade comode. Non si aspetta che i figli siano coloro su cui rifarsi di una vita insoddisfacente proiettando su di loro i propri desideri frustrati nel passato. Non fanno quindi i genitori-amici dei propri figli ma sanno autorevolmente dare limiti e regole laddove necessario, perché sa che ne hanno bisogno per sentirsi sicuri e crescere bene.
La persona risvegliata non è schiava di ideali di perfezione o di modelli standard da seguire, sia fisici che comportamentali, perché il suo riferimento è solo stesso: fa le cose per il puro piacere di farle ma non per raggiungere un risultato. È libero quindi da giudizi su sé stesso e non giudica gli altri perché sa stare nel suo senza curarsi di come gli altri vivono. Non guarda alla performance, al risultato, all’efficienza perché non ha nessuno a cui rendere conto (se non quel minimo indispensabile per non essere cacciato da lavoro). Non segue la moda ma sceglie il suo stile, non segue ideali standard ma mette in campo i propri e li difende. Sa che vivere per ciò che pensano gli altri dimenticando sé stessi è inopportuno quanto inutile, visto che qualunque cosa farai non potrai mai contentare tutti: ci sarà sempre qualcuno che sarà scontento e se ne farà una ragione. Non ha quindi bisogno del plauso e dell’approvazione altrui per fare qualcosa nella consapevolezza che può certamente far piacere riceverlo ma non è una cosa indispensabile come l’aria.

È libera la persona il cui orizzonte esistenziale non è limitato da paure che sono create solo da sé stessa perché ha capito che le paure stesse sono il segnale di qualcosa di profondo a cui deve fare spazio. ad esempio la persona libera non ha paura del futuro perché sa che non si può programmare niente né controllare niente, perché la vita è come un treno che non ha una meta precisa e segue un binario che gli è proprio, quello della realizzazione della propria essenza profonda. Sa quindi che l’unico tempo da vivere è il presente e tende ad arricchirlo il più possibile perché solo così potrà mettere solide fondamenta a un buon futuro.
La persona libera non si identifica con un solo ruolo: madre, moglie, figlia, lavoratrice ecc, non recita alcun personaggio ma mette in scena solo sé stessa. Non si vede in modo unilaterale e non teme i lati ombra che possono emergere. Mette dunque in scena tutte le parti di sé, anche quelle apparentemente inopportune e gli permette di venire alla luce, nella consapevolezza che se non lo farà esse verranno fuori in altro modo: malattie, sintomi, disagi psicologici.
La persona risvegliata non è altresì schiava dei “si deve”, dei doveri e delle incombenze. Sa che nella vita ci sono ANCHE quelle ma NON SOLO. Sa che bisogna dare spazio al piacere, alle passioni, agli interessi perché essi sono il pane quotidiano. Sa che una vita vissuta solo in funzione di oneri e doveri è una vita pesante che alla lunga porterà il corpo e la mente e ribellarsi. Quindi non si sovraccarica di incombenze più grandi delle sue spalle e se qualcuno gliele carica rispedisce gentilmente il pacco al mittente.
Le persone risvegliate non si piangono addosso, non fanno vittimismo e non usano modi di parlare depotenzianti: non dicono “non ci riesco”, ammettono il “non voglio”. Non parlano di sé come dei falliti sfigati e perseguitati dalla sfortuna. Hanno l’onestà vero sé stessi di ammettere che non si sono impegnati abbastanza o che quella cosa non la volevano veramente

Le persone risvegliate non hanno paura di sbagliare. Sanno che non potranno mai essere perfette, che perfetto è solo l’Ente Supremo del mondo e che la perfezione non appartiene all’essere umano. Non si danna dunque se non sa fare questo o quello perché sa che ogni essere umano è bravo in una cosa piuttosto che in un’altra e non può possedere tutti i talenti del mondo. Ecco perché non sente sminuito il su valore se non riesce in una certa cosa perché semplicemente sa che non fa per lui e sarà bravo in qualcos’altro. Non assimila la riuscita in una data cosa al suo valore come essere umano perché trae da sé stesso il suo valore di essere umano e non dalle sue performance.
Allora le persone risvegliate sono libere da problemi? No tutt’altro, sono imperfette, fallaci e incontrano problemi come ogni essere umano. Semplicemente accettano le loro imperfezioni e se cadono non restano per terra a piagnucolare e a battere la testa sul pavimento, si rialzano e trovano nuove vie per andare oltre accettando la sfida evolutiva che quel problema porta.
Questo è il modus vivendi che genera la felicità. Non la inseguono in nessun posto e attraverso alcun mezzo materiale, perché la felicità è data da un viaggio in cui queste regole sono le indicazioni.